F come famiglia

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(sost. femminile) gruppo di persone legate da un rapporto, nucleo, congiunti, consanguinei, parenti, clan

Nel vocabolario al tempo del Covid-19 una delle prime voci è famiglia, così centrale in questo periodo di lockdown.

Ne abbiamo scoperto la sostanza e riscoperto l’importanza, la mancanza ma anche il lato oscuro.

Il nucleo, fatto di persone con cui condividiamo il nostro spazio: lunghe giornate, intere settimane, 24 ore 24 sempre vicini. Mangiare, bere, dormire, consigliare, consolare. Parlare e cercare insieme di capire le notizie, ascoltare  l’ultimo bollettino, minimizzare le comunicazioni più destabilizzanti. 

La famiglia lontana, un genitore, un figlio, un fratello, i nipoti, persone che vivono in un altro quartiere, città, paese. Componenti che ci fanno sentire il peso della distanza. Una distanza che cerchiamo di colmare con lunghe chiamate al telefono, visi opportunamente sorridenti che ci arrivano dallo schermo del telefonino. Vedrai, tutto andrà bene diciamo. Vedrai… ci vedremo presto… ci dicono.

La famiglia che si assottiglia, quando il virus ha colpito, lontano dai nostri occhi, dalle nostre mani. E ci porta via, senza lasciarci il tempo di una carezza, le persone che amiamo.

La famiglia dalla quale non possiamo scappare. Perché la convivenza forzata è un’arma a doppio taglio quando le quattro mura domestiche non sono un luogo così sicuro.

Perché all’interno della famiglia, nella quale tutti oggi ricerchiamo sicurezza, comprensione e amore, a volte si può nascondere anche un dolore invisibile, un segreto invisibile, una violenza invisibile.