L come lasciare

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v.tr. sign.: allontanare, lasciare, trascurare, uscire, consegnare.

Consegnare è il sinonimo che mi viene in mente leggendo l’intervista di Mario Calabresi a Liliana Segre. Si parla della sua decisione di voler lasciare, smettere di girare l’Italia per raccontare di come sia sopravvissuta alle barbarie naziste.

Liliana Segre ha consegnato alla memoria di tutti, ciò che abbiamo da sempre tentato di dimenticare. Quanto l’uomo possa essere meschino, violento, insensato, indicibile.

Indicibile: da non dire.

Liliana Segre è stata in silenzio per 45 anni. Poi ha trovato la forza di smettere di tacere, iniziare a parlare, raccontando parola dopo parola, incontro dopo incontro, la sua esperienza. Trent’anni, masticando le stesse parole, con l’urgenza di farle uscire tutte, ancora una volta, come fosse l’ultima.

«Avevo delle amiche che insegnavano e ho cominciato ad andare nelle loro classi, è stato un percorso lento, che è cresciuto piano piano. In realtà, è stato come un vomito: sentivo di non aver digerito per quarant’anni, poi di colpo tutto è riemerso. È stato dolorosissimo, ma anche una liberazione. Sentivo l’esigenza di spiegare e raccontare perché capivo che l’ignoranza su questo tema era enorme. Non parlo dell’ignoranza dei ragazzi, ma di quella dei genitori e dei professori».  

Oggi che la sua voce ha illuminato anche il parlamento italiano e quello europeo ha deciso di lasciare.

 

Lasciare: “Cessare un’occupazione, un’attività o un incarico di lavoro“.  È un insegnamento anche questo. Capire quando si è fatto tutto, si è dato il massimo. Capire quando è arrivato il momento di consegnare il fardello e abbandonarsi a vivere.

«Io non sono solo una testimone della Shoah, sono stata tante altre cose oltre a quella ragazzina: una moglie, una mamma, una nonna, una piccola imprenditrice. Ho lavorato nella ditta di tessuti di famiglia, andando in ufficio ogni giorno fino a 83 anni, e ho un sacco di interessi, non sono monocorde».

«Andrò ancora una volta in giugno ad Arezzo» dice Segre a Mario Calabresi «a un grande incontro con i ragazzi che si terrà allo stadio, ma poi basta. Ho raccontato in tutti i modi e non lo posso più fare. È diventato un onere che mi fa male, mi pesa. Mi pesa tornare ogni volta quella ragazza sola, scheletrica, piena di disperazione. Sento di aver fatto la mia parte».

Testi dall’intervista/incontro Liliana Segre: Ho fatto il mio dovere, ma adesso voglio vivere di Mario Calabresi ALTRE/STORIE